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Eleganza e mito della notte romagnola: cronaca personale tra i locali iconici e le nuove ombre del divertimento

Aggiornamento: 1 lug 2025



ocandina Rimini e Riccione discoteche anni ‘80-’90

La mia storia con le notti romagnole comincia molto presto, alla fine degli anni Ottanta.

Avevo iniziato quasi per caso a lavorare in radio. Alcuni amici avevano occupato una frequenza, poi erano partiti per il servizio militare, lasciando silenziosa quella stazione. Al loro ritorno fui chiamato per farla ripartire, ed ecco che nacque Radio Made in Italy .fu proprio da lì che realizzammo quello che probabilmente fu il primo collegamento radiofonico in diretta da una discoteca della storia, l’Embassy.

Era il periodo d’oro delle discoteche, quello in cui Rimini e Riccione non erano solo località turistiche, ma autentiche capitali della notte e del divertimento nazionale.


In quegli anni mi trovai al centro di quel mondo, lavorando come corrispondente del “giornale delle discoteche”, una sorta di bibbia che pubblicava classifiche dei PR, dei DJ e dei locali.

Ogni settimana giravo tra i vari locali, non tanto per divertirmi quanto per osservare, raccogliere informazioni e redigere le classifiche. Ricordo che le serate iniziavano presto e finivano all’alba, passando continuamente da un locale all’altro, intervistando DJ, PR e proprietari.

Avevo l’abitudine di vendere pubblicità durante le serate stesse, spesso chiudendo contratti direttamente al bancone dei bar o nei camerini dei DJ. Era un lavoro dinamico, frenetico, che mi permetteva di conoscere profondamente quel mondo, cogliendone i dettagli più nascosti ed affascinanti.




Il Paradiso di Gianni Fabbri, sul colle di Covignano, era il locale simbolo per eccellenza. La sua PR Marisa Lagrecacolonna e le serate animate da DJ storici come Massimo Padovani , Gianni Morri restano indimenticabili. Ricordo ancora la prima volta che vendetti uno spazio pubblicitario a Gianni Fabbri: mi accolse con diffidenza, ma alla fine divenne uno dei miei clienti più fedeli. Il Paradiso non era solo un locale, era il centro di gravità di una Riviera che viveva di mode lanciate proprio su quelle piste da ballo.

ENZO PERSUEDER

Accanto al Paradiso nacque il Bandiera Gialla, creatura del geniale produttore Bibi Ballandi, da cui spuntarono idee che avrebbero segnato anche la TV italiana, come “Stasera Mi Butto”, con artisti come Gigi Sabani ed Enzo Persueder, caro amico.

Enzo Persueder è stato uno dei Dj e delle voci storiche del mitico Bandiera Gialla, tempio della musica beat e pop anni ’60-’70. Con il suo stile diretto e l’energia contagiosa, ha fatto ballare intere generazioni, diventando un simbolo delle notti spensierate di quegli anni.


PRINCE

Il Prince a Riccione era nato inizialmente come White Elephant, un locale che non aveva avuto grande fortuna. Ma grazie ad una visione innovativa e molto audace, si trasformò in un punto di riferimento assoluto per quasi vent’anni, animato da spettacoli che diventarono leggendari. Il Prince, insieme al Pascià con il suo celebre lampadario centrale e il DJ Marco Tani, rappresentava il glamour più puro.


MARCO TRANI


C’era anche il Byblos dei Gennari , elegante e ricercato, ed ovviamente il Pineta di Milano Marittima, con il ristorante Pacifico, sinonimo di esclusività. Milano Marittima e Riccione gareggiavano nell’eleganza, dando vita a una competizione sana che innalzava continuamente il livello del divertimento.


COCORICO'


E poi c’erano le discoteche più dure, quelle della musica elettronica e techno. Su tutte il Cocoricò, fenomeno unico con DJ come Cirillo, Ralf e Claudio Di Rocco .


Il Cocoricò merita un approfondimento particolare. Era gestito inizialmente da due personaggi iconici, Osvaldo e Bruno Palazzi. Osvaldo, personaggio pittoresco ed affascinante che ebbi la fortuna di conoscere si circondava di figure straordinarie come Artemio Samo, il creativo del locale, e figure emblematiche come la contessa Prinina Garavaglia ed il principe Maurice. Ogni settimana veniva creato uno scenario diverso, con temi sempre nuovi, rendendo l’animazione una vera e propria forma d’arte teatrale.


Tra i locali minori ma non meno affascinanti c’erano il Carnaby, il Blow Up ed il Tiffany , ed il Rococò a Cattolica, gestito dal mio amico recentemente scomparso, Gabriele Piemonti. Come dimenticare poi lo Champagne ed il Wine Bar .Tirbandi a Rimini il Meeting trasformato nel Bounty, una gigantesca nave-pub, con tanto di albero maestro al centro del locale e via lattea al soffitto .


La mattina, quando i locali chiudevano, iniziava un altro rito immancabile. Spesso si andava a mangiare al Pub Time , al Tattoo, luoghi dove non si faceva una semplice colazione, ma veri e propri pasti. Altro punto fermo erano il Makkaroni ed Luky corner entrambe , ritrovi iconici di quegli anni, insieme al Sinatra ideato dall’amico Luca Veneziano, anche lui scomparso. Il Sinatra aveva una particolarità unica: tavolini dotati di telefoni per poter comunicare con le ragazze degli altri tavoli, un’innovazione che rendeva il locale un punto d’incontro molto popolare.


GEMOLOTTO

Un’altra istituzione era il Peter Pan di Gianni Nisticò, famoso anche per il suo esterno, specialmente durante l’estate ed il suo Dj Gemolotto .

Ricordo anche le prime serate alla Villa delle Rose, un locale che all’inizio degli anni Novanta era quasi sconosciuto, ma che poi esplose diventando uno dei punti più caldi della Riviera.


In dagli anni 2000 in poi , però, qualcosa iniziò lentamente a cambiare. La movida cominciò a spostarsi dalle grandi discoteche verso i locali più piccoli ef informali, gli aperitivi in spiaggia, i chiringuiti. L’atmosfera delle notti infinite iniziava a scomparire, complici anche i sempre più frequenti controlli stradali con gli etilometri e la triste moda della “roulette russa” ai semafori, un macabro gioco che causò vittime e dolore.


Oggi, con il Paradiso abbattuto dalle ruspe ed altri locali storici ormai chiusi, resta la nostalgia di un tempo che fu. Rimini e Riccione hanno vissuto un’epoca irripetibile, quando la notte era davvero senza fine ed ogni locale raccontava una storia diversa, da vivere fino all’alba, quando tutto ricominciava davanti ad un bombolone caldo od una pizza notturna.


Quel tempo ormai lontano resta vivo solo nei ricordi e nelle pagine scritte, come queste, per ricordare ciò che è stato e che, forse, non tornerà mai più.


Noi che abbiamo vissuto l’epoca d’oro delle discoteche sulla Riviera Romagnola, tra Rimini e Riccione, siamo stati davvero fortunati. Oggi, quando ripenso a quei locali, mi rendo conto di quanto fossero già incredibilmente eleganti ed all’avanguardia. Arredi curatissimi, atmosfere uniche ed un design che non avrebbe nulla da invidiare nemmeno ai più raffinati club contemporanei. Non parliamo di un’evoluzione, bensì di una vera e propria involuzione rispetto a quei tempi.


All’epoca andare in discoteca era molto più che semplicemente uscire a ballare. Era un rituale. Ci si preparava con cura, s’indossavano abiti eleganti e c’era un vero e proprio rispetto verso il divertimento, un rispetto che nasceva dall’attenzione ai dettagli, dalla qualità delle proposte musicali e dal livello delle persone coinvolte. Erano serate scandite da un ritmo preciso, orchestrate da investimenti importanti, capaci di trasformare ogni notte in un evento memorabile.


Penso ai grandi locali come il Paradiso, il Byblos, il Pascià ed il Cocoricò. Ambienti dove nulla era lasciato al caso, dove ogni dettaglio era studiato per regalare un’esperienza indimenticabile. Dalla selezione musicale, rigorosa e di altissima qualità, fino agli allestimenti scenografici che cambiavano ogni settimana, tutto era frutto di un’organizzazione impeccabile e di un vero e proprio impegno artistico ed imprenditoriale.


Oggi quei locali sono quasi del tutto scomparsi e solo pochissimi riescono a mantenere vivo quel tipo di atmosfera esclusiva e raffinata. La grande varietà e qualità delle discoteche della Riviera ha rappresentato per anni un modello unico in Italia, talmente avanzato che altre regioni, come le Marche con locali quali Lola, Babaloo ed il Greenlives , hanno cercato di copiarlo. Alcuni sono riusciti a creare realtà notevoli, anche se più grezze e meno raffinate rispetto ai modelli originali romagnoli.


Quello che abbiamo perso nel tempo non è soltanto un numero di locali, ma una vera e propria cultura del divertimento.

Abbiamo perso il senso del rituale, della preparazione, della condivisione autentica. Le discoteche erano luoghi dove si celebrava la vita stessa, dove ogni sera era un piccolo evento, e dove la ricerca del divertimento era sinonimo di serenità e benessere personale.


Oggi la notte sembra aver perso quella magia, quella capacità di creare un’esperienza completa e coinvolgente. Spesso il divertimento è diventato superficiale, sbrigativo, poco curato nei dettagli, riflettendo una società sempre più distratta ed affrettata. Ecco perché credo che ricordare e raccontare quei tempi sia fondamentale, non solo per la nostalgia che naturalmente ci avvolge, ma anche per riflettere sul vero significato del divertimento e del tempo libero, elementi essenziali per una vita piena ed appagante.


Abbiamo avuto il privilegio di vivere un momento storico unico, irripetibile, che forse non tornerà mai più. Ma il ricordo di quelle notti eleganti, di quel modo raffinato ed autentico di divertirsi, resterà sempre un riferimento prezioso per capire cosa significhi davvero godersi la vita e stare bene con se stessi e con gli altri.

MV


 
 
 

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