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Il ferro che diventa arte: Mazzucotelli, Rizzarda e le ville del Lago Maggiore

Aggiornamento: 1 lug 2025



cancello artistico

C’è un momento, alla sera, quando la luce si abbassa sulle rive del Lago Maggiore, in cui tutto sembra sospeso tra acqua e monti. Le ville, ferme sulle colline, raccontano una storia fatta di silenzio e piccoli dettagli. Ma c’è un elemento che spesso sfugge allo sguardo frettoloso: il ferro battuto. Non è solo un materiale, non è solo una barriera. È una scrittura, una traccia lasciata da uomini che erano fabbri e sono diventati artisti.


Mazzucotelli

Alessandro Mazzucotelli: dal martello alla leggenda

Alessandro Mazzucotelli nasce in una terra piatta, Lodi Vecchio, nel 1865. Povera campagna lombarda, orizzonte basso, odore di nebbia e fuoco. Come tanti ragazzi, impara presto a lavorare il ferro. Lo fa per mestiere, non per arte. All’inizio è solo fatica, mani sporche, schiena curva, giorni sempre uguali. Ma qualcosa cambia. L’industria avanza, Milano chiama.

Lì, nei grandi cantieri della città che cresce, Mazzucotelli diventa capo officina. Il suo occhio si allena alla precisione, ma resta la fame di bellezza.


Particolare

Poi, arriva il Liberty. È un vento nuovo: la città si veste di curve, di fiori di ferro, di cancelli che sembrano rampicanti. Mazzucotelli è pronto. Prende il martello, ma ci mette il cuore.

Ogni foglia che esce dalla sua officina ha la freschezza di un mattino di primavera.

Ogni farfalla sembra pronta a volare via.

Il suo nome si lega ad edifici importanti. Palazzo Castiglioni a Milano, con quei cancelli e quelle ringhiere che fanno sembrare l’acciaio morbido come il burro. Villa Mazzotti a Chiari, ma anche mille altri dettagli in ville borghesi, in Lombardia e Piemonte. Lui non firma sempre, ma il suo stile è inconfondibile: tutto vegetale, tutto leggero.

Il ferro, battuto a mano, si piega senza perdere forza. Sembra crescere come una pianta vera.

Ma non resta solo a Milano. Anche sulle rive del Lago Maggiore, a Stresa e Pallanza, compaiono cancelli e parapetti che portano il suo segno, diretto o indiretto. Spesso sono i suoi allievi, i suoi collaboratori, ad eseguire i lavori. L’impronta però è la sua: elegante, naturale, mai forzata. Mazzucotelli non era solo un fabbro: era uno scultore che parlava con la materia.

Non si limita a produrre, ma fonda una scuola di forgiatura artistica. Vuole che la sua arte resti, che altri imparino a vedere la bellezza anche dove sembra non esserci nulla. Forma decine di artigiani. Alcuni diventano famosi, altri restano anonimi, ma tutti diffondono il suo stile. Così, tra Milano ed il Lago Maggiore, cresce una “famiglia” di artisti del ferro. Ville, giardini, portoni: tutto diventa un’occasione per mostrare che il ferro può essere poesia.


Rizzarda

Carlo Rizzarda: dal Veneto alle collezioni

Un altro nome che vale la pena ricordare è Carlo Rizzarda. Nasce a Feltre, in Veneto, nel 1883. Anche lui inizia nella bottega di paese. Il lavoro è sempre quello: ferro arroventato, incudine, colpi regolari. Ma dentro la bottega, fra le scintille, Rizzarda sogna. Sogna linee morbide, curve, movimenti. Sogna di fare arte con quello che gli altri chiamano solo mestiere.

Con il tempo ci riesce. Passa dal ferro battuto classico al Liberty, poi si spinge oltre, verso il Déco. Le sue opere sono leggere, piene di grazia. Fiori, tralci, ma anche geometrie semplici, essenziali. Non lavora solo per necessità: ogni pezzo è pensato, cercato, mai ripetuto uguale.


Opera Rizzarda

Rizzarda diventa noto anche fuori dal Veneto. Le sue opere viaggiano: ringhiere, lampadari, inferriate finiscono nelle case di Milano, di Varese, del Lago Maggiore. Le ville di villeggiatura vogliono questi dettagli preziosi. Non sono più semplici recinzioni: sono sculture. E lui, pian piano, diventa artista vero.

A Feltre oggi esiste una Casa Museo che raccoglie i suoi lavori: decine di pezzi unici, che raccontano una vita intera spesa dietro un’idea semplice ma forte. Il ferro può essere bellezza, può essere collezione. Può essere arte.


Cancelli e lampioni: le storie silenziose di Stresa

Camminando a Stresa o Pallanza, ci s’imbatte spesso in cancelli o lampioni che sembrano fuori dal tempo. Uno dei più famosi è il cancello monumentale di Villa Pallavicino. Realizzato a fine Ottocento, forse da maestranze locali che si ispiravano direttamente a Mazzucotelli, forse da qualcuno dei suoi allievi. Guardi da vicino (io ci sono dteto più volte ) e trovi , foglie di acanto, piccoli fiori forgiati. Tutto armonioso, senza un eccesso, tutto al servizio della casa e del giardino.

Questi cancelli non sono mai stati solo “sicurezza”. Hanno sempre avuto un ruolo simbolico: il confine tra il dentro ed il fuori, tra la villa ed il resto del mondo. Ma sono anche una dichiarazione: chi abitava lì voleva che anche l’oggetto più semplice parlasse di bellezza. Per questo si investiva in ferro battuto artistico, spesso senza badare a spese.

Molti di questi lavori, anche non firmati, sono oggi studiati dagli storici dell’arte. Vengono attribuiti per stile, per materiali, per particolari che solo un vero esperto coglie. Alcuni sono stati restaurati più volte. Resistono, silenziosi, testimoni di una stagione di creatività e artigianato puro.


Fregi


Ferro battuto: molto più di una tecnica


Cos’è, davvero, il ferro battuto? Per tanti era solo un lavoro.

Ma con artisti come Mazzucotelli e Rizzarda, il ferro è diventato scultura.

Il Liberty non era solo una moda: era una visione. Le case non erano più solo muri e tetti. Ogni dettaglio, dal cancello al lampione, doveva essere bello, armonioso, integrato nel paesaggio.

La mano del fabbro si è fatta leggera come quella di un pittore. Gli architetti di allora ,come Sommaruga, o i progettisti delle ville di Stresa cercavano sempre la collaborazione di questi artigiani-artisti. Nasceva così un dialogo continuo fra materia e forma, tra tecnica ed arte.

Le ville storiche del Lago Maggiore raccontano questa storia. Ogni passeggiata lungo le strade di Stresa, ogni scorcio su un giardino privato, ogni dettaglio di ferro arrugginito che spunta fra l’edera: tutto parla di un’epoca in cui la bellezza era pensata anche per le piccole cose.

L’eredità oggi

Oggi si guarda il ferro battuto con occhi diversi. Spesso è solo un ricordo, a volte un pezzo da restaurare. Ma il lavoro di Mazzucotelli e Rizzarda continua ad insegnare qualcosa.

La bellezza non nasce per caso. Nasce dalla fatica, dalla tecnica, dal desiderio di andare oltre. Nasce quando il mestiere diventa passione.


Scala artistica

Chi visita una villa storica, chi si ferma ad osservare un vecchio cancello Liberty, non sta solo guardando un oggetto. Sta entrando in contatto con una storia lunga, fatta di mani forti, di sogni, d’inventiva. Sta vedendo il segno lasciato da uomini che credevano davvero che ogni dettaglio potesse fare la differenza.

Ecco perché, ancora oggi, il ferro battuto sulle rive del Lago Maggiore non è solo materia: è memoria viva, è arte pubblica, è un invito a rallentare ed osservare. È il punto in cui la fatica del lavoro si fonde con il desiderio di bellezza.

Un invito a non dimenticare che l’arte vera, quella che resta, spesso nasce dove non la cerchi: in una bottega, in un cortile, fra il fuoco e l’incudine.

Così, ogni volta che passi davanti ad uno di questi cancelli, ricordati: non è solo ferro.

È la storia di chi, con le mani, ha saputo dare forma ad un sogno.

MV

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